INTERVIEWS:

COMUNICAZIONE INTERNA novembre 2003 (Luciano Mastrocola)

www.comunicazioneinterna.it

 

.... Morose. Band nuova nel panorama underground nostrano, sugli scaffali dei negozi di dischi con un lavoro bellissimo “La mia ragazza mi ha lasciato”. Ci spiegate brevemente come nasce il vostro progetto sonoro.

- (davide) Abbiamo iniziato a suonare insieme piuttosto casualmente nel 1998. Eravamo impegnati con altri gruppi, ma dato che Mauro aveva un 4 piste, Michele il suo flauto delle medie ed io qualcosa che si avvicinava vagamente a delle canzoni, decidemmo di incidere una cassettina che poi è diventata la prima uscita della Ouzel records. Fu un lavoro di due pomeriggi, che non ebbe seguito per qualche tempo, ognuno assorbito nelle proprie bassezze quotidiane. Da un paio di anni abbiamo ripreso a registrare a casa di Mauro, cercando anche di fare qualche concerto in giro. Michele se n’è andato e molti lo hanno succeduto, contribuendo alla causa ognuno a suo modo. Ora insieme a me e a Mauro ci sono Valerio e Federico.

- (comint) Quanto è ancora difficile in Italia imporsi con idee originali come le vostre.

- (mauro) Indipendentemente dalle idee originali, credo che in Italia sia difficile suonare in generale. Ho qualche amico negli USA, e lì, quando tutti i componenti del gruppo sono liberi dai rispettivi impegni lavorativi, fanno una decina di telefonate, e si fanno una settimana di tour. Noi per mettere insieme le 10-15 date che fareno nei mesi di novembre e dicembre abbiamo dovuto fare un numero infinito di telefonate (e ri-telefonate), e se non fosse stato per Monica/Suiteside, che ci ha dato un grossissimo mano col booking, a quest’ora saremmo ancora in alto mare.

- (comint) Forse la via musicale scelta dai Morose è senz’altro quella più tortuosa immaginabile. Molto del vostro lavoro, può essere paragonato a sonorità provenienti da oltreoceano. Come giudicate lo stato attuale della musica nel nostro Paese e quale riscontro avete con il pubblico live.

- (davide) Credo che il panorama sotterraneo in Italia sia ricco di proposte che meriterebbero una maggiore considerazione. Ultimamente, ad esempio, mi è capitato tra le mani un CD-r fatto in casa veramente molto bello, e non faccio che riperlo a tutti quanti: IN MY ROOM: three good news in october. Pare che uscirà per la Marsiglia prossimamente. Un disco prezioso. Ci sono molte cose interessanti in giro... Per quanto riguarda il pubblico in realtà non posso dirti molto... un due tre si parte, fai 300 km e arrivi in un posto che non hai mai sentito nominare e nel quale naturalmente nessuno ha la più pallida idea di chi siano i morose, alla perifeiferia di Milano o in Abruzzo, in-culo-a-Torino o a Mirandola. E’ ovvio che se si presentano dieci persone c’è già di che festeggiare. Alle volte suonare è qualcosa di simile a lanciare un pietra in un pozzo per poi restare lì, ad aspettare che raggiunga il fondo... un cazzo! Nisba, niente di niente! Non c’è fondo...Altre volte invece il pubblico ha mostrato di apprezzare. Quando succede mi commuovo.

- (comint) I problemi per la pubblicazione di un album nascono anche per quanto riguarda la scelta dell’etichetta. Come avete vissuto voi questa situazione.

- (mauro) La scelta dell’etichetta è una cosa piuttosto passiva: in effetti è l’etichetta che sceglie il gruppo, non viceversa. Noi abbiamo ultimato il disco alla fine dell’estate 2002, poi abbiamo spedito il CD a cinque o sei etichette, e questo è il risultato. L’importante è contattare le etichette che potenzialmente possono essere interessate al tuo lavoro. Ad esempio, Suiteside non ci ha pubblicato il disco, ma ora ci fa da management.

- (comint) Ci dite quali sono state le band, gli artisti o il fenomeno musicale, che vi ha fatto molto riflettere per quanto riguarda la scelta del suono.

- (davide) Ho trovato una maniera di fare musica vicina al mio modo di sentire ascoltando i SEBADOH ed i progetti paralleli di LOU BARLOW. Questo per quanto riguarda l’approccio, più che per un discorso di suono: non ci sono particolari riflessioni teoriche dietro ai morose... semmai dei dischi, come "Bunny gets paid" dei RED RED MEAT,"arise therefore" di WILL OLDHAM, e "wild love" di SMOG, che all’epoca mi colpirono molto e sono ancora tra i miei album preferiti.

- (comint) Cosa si aspettano i Morose dal loro album e a lavoro finito cambiereste oggi qualcosa dello stesso.

- (mauro) Sono piacevolmente stupito da come sono andate le cose: il disco ha avuto un sacco di recensioni positive, alcune persino entusiastiche, e abbiamo fatto un gran numero di concerti rispetto all’anno scorso. Non posso far altro che sperare che le cose continuino ad andare di bene in meglio. Per quanto riguarda il disco… sì, ci sono alcune imperfezioni, ma d’altra parte rispecchiano il nostro modo di essere: non cambierei una virgola neppure se ne avessi la possibilità.

- (comint) I vostri impegni recenti e futuri.

- (mauro) Da quando è uscito il disco nella primavera del 2003, abbiamo fatto vari concerti, prima in Italia (subito dopo l’uscita del disco), poi in estate abbiamo fatto un breve tour in Inghilterra, e adesso che Federico si è unito a noi per suonare la batteria stiamo lavorando ad un tipo di concerto un po’ più “movimentato” dei precedenti. Saremo in tour a novembre (5 o 6 date le faremo con Prague) e a dicembre, alcuni concerti sono ancora da definire, ma gli aggiornamenti si possono trovare in tempo “quasi” reale sul nostro sito (www.morose.cjb.net).

- (comint) Dopo un disco d’esordio bello e impegnativo come questo, che cosa dobbiamo aspettarci dai Morose per il futuro.

- (davide) Da Aprile ad oggi si sono avvicendate 5 persone nel gruppo, molto spesso i sostituti sono stati ingaggiati a ridosso di qualche concerto, e questo ci ha costretto a suonare e risuonare i soliti pezzi per adattarli ai diversi assetti imposti dalle circostanze. Non abbiamo perciò avuto modo di lavorare su materiale nuovo se non in queste ultime settimane, ed è difficile anche per me capire cosa ne verrà fuori. Le previsioni, del resto, sono fatte per essere smentite.

- (comint) Grazie ragazzi ... e in bocca al lupo per tutto! :)

 

SUCCO ACIDO #18 (Nicola Giunta) www.succoacido.it (ENGLISH)

Here is an e-mail interview with Mauro Costagli who plays in Morose, Lo-fi Sucks!, and manages OuZeL Records.

Succo Acido :
1) Hearing and looking at Ouzel's productions, I noticed that the quality of your products is pretty high. Which is the path you are following, from 1998 until now?

Thank you. The only path I follow is my personal taste: I've always worked on the music I like with interesting and lovely people.

2) - OuZeL records was born as a tape-label, then evolved to official printed releases in March 2002, passing through a series of CD-r. What does this "escalation of supports" mean for you?

I had to switch to normal printed releases because burning CDRs at home is a problem, when people ask for hundreds of copies. By the way, the CDR series continues together with the official printed releases: the CDr is still the best support when I am not sure of being able to sell more than 200 copies.

3) - Independent music and CD-recorders, personal computers, internet. What about your experience with this kind of technology?

When I started Ouzel records in 1998 I had no CD recorders, and no personal computers, and no access to the internet, of course. Now I systematically use my two computers to find new contacts, gigs, collaborations, information, new friends and new bands. I think that now I wouldn't be able to live without internet.

4) - You play in many projects released by Ouzel Records, and Morose seems to be the most important of them. How did this project start?

Well, the Morose project was born together with OuZeL. Actually, I founded Ouzel Records in order to give a label to the Morose's first work. It was a roughly recorded cassette tape, conceived, recorded and mixed in two days. But I didn't want people think that it was a sort of "demo" tape: we had nothing to demonstrate. I wanted it to be considered a finished work, so I created Ouzel Records.

5) - Now let's talk about "La mia ragazza mi ha lasciato" (reviewed on SuccoAcido #15), the first MOROSE "adult" work, released in June 2003 thanks to the collaboration between four labels: OUZEL records, Under my Bed recordings, Kimera and Cane Andaluso. How did this collaboration start?

Marco and Stefano from Under My Bed recordings are two good friends of us. They helped us a lot with concerts (Marco organizes some concerts in Milan, and Stefano gave a hand with our tour in the UK). Claudio of Kimera Records enjoyed our work a lot, and he wanted to take part to the co-production. Finally, about Cane Andaluso, we have been in touch since early 2002, when Giacomo Spazio worked on the cover of the Ouzel compilation "You cannot hold DIY - it is an adjective".

6) - You collaborated with many independent labels, both in Europe (Dhyana-Germany, Bliss-England) and America (FGWAS and Try Not To Look). What do they think about your music?

It seems that they enjoy our work: both labels and magazines appreciated our latest album, even more than in Italy. During our tour in England everything was ok, sometimes people say that we remind the music of Velvet Underground, or the early Leonard Cohen, but there's nothing wrong with this. We're glad of it.

7) - What about the distribution of your latest album "La mia ragazza mi ha lasciato"?

I don't know exactly: the album is distributed by Audioglobe, but they don't tell me if they sell a lot of copies or not… We always try to sell our CDs at concerts, and sometimes we are able to give away ten copies in one night, and sometimes we cannot sell anything. That's all. For the moment, I am satisfied.

8) - What do you think about Italian indie fanzines and webzines?

They're doing a good job, surely, expecially Sodapop, Succo Acido, Musicboom, Post-it, who continuously discover new bands, and provide news and information about the indie world. Of course, also a few bad things may occur, like meeting people who pretend to support the "do it yourself" music, but actually they just want some free CDs… It is a shame that these people describe themselves as "indie-supporters".

9) - What about your future?

I don't like talking about future… who may know? For the moment we are happy for all the things we've done: the album, the concerts in Italy, the tour in the UK… in November we will be touring Italy again, with Prague (from London): ten concerts, organized by Suiteside. I am sure it will be a funny and interesting experience.

10) - At last… say whatever you want!

Ugh… Goodnight! And don't forget to check our websites!
www.morose.cjb.net (the band) and http://web.tiscali.it/ouzel (the label)!!!!!

 

SUCCO ACIDO #18 (Nicola Giunta) www.succoacido.it (ITA)

Quella che segue è una chiacchierata via e-mail con Mauro Costagli, polistrumentista nei Morose e nel progetto ONQ, batterista nei Lo-Fi Sucks, e fondatore della Ouzel records di La Spezia.

SA: Ascoltando e guardando le produzioni OUZEL ho avuto il piacere di notare una qualità dei prodotti piuttosto alta che non vi accomuna (purtroppo) a molte altre realtà, italiane e non, simili alla vostra (ovvero CD-r label e simili).Quali sono state (se ce ne sono state) le “linee” tracciate e seguite da OUZEL records, dal 1998 ad oggi?

MC: Grazie mille per i complimenti. L’unica linea che seguo con OuZeL è il mio gusto personale, sia in fatto di musica, sia in fatto di persone. Ho sempre lavorato alla musica che mi piace, e con le persone che al momento ritenevo più interessanti.

SA: OUZEL records nasce come tape-label, si evolve passando ai CD-R, e approda, nel marzo 2002, alla produzione “ufficiale” su CD stampati, pur mantenendo attivissima la produzione di CD registrabili. Cosa ha significato per OUZEL questa “escalation dei supporti” avvenuta nel giro di circa quattro anni?

MC: Si è trattato di un passaggio obbligato: per fortuna, in molti si sono interessati ad OuZeL records, e non potevo certo continuare a masterizzare centinaia di CD in camera mia… Quindi le cose che sono sicuro di poter distribuire in un numero maggiore di 300 copie adesso le stampo, ma ovviamente continua a pieno regime anche la produzione di CDr per quei lavori di cui non posso economicamente affrontare la stampa.

SA: Negli ultimi anni la facilità d’accesso a mezzi quali masterizzatori, PC, Internet, etc. etc. ha contribuito in maniera decisiva alla nascita di svariate CD-R label ed mp3 label (o net label). Secondo te, quali i pregi? E quanti i difetti?

MC: Credo ci siano pressoché soltanto pregi: io ho iniziato nel 98, senza masterizzatore, senza PC, e ovviamente senza internet. Da quando OuZeL ha incontrato computer e internet ho conosciuto centinaia di persone nuove, e centinaia di persone nuove hanno conosciuto me e i miei lavori. E poi internet significa informazione, libertà di scambio di idee, di conoscenze, di esperienze, di influenze. Tutto questo non può che fare del bene. Internet favorisce le contaminazioni, senza cancellare le “nicchie”.

SA: Molti dei gruppi che produci con OUZEL records ti vedono protagonista in prima persona nelle vesti di batterista in grado di suonare con uno stile del tutto personale fisarmonica, synth, chitarra, basso e tanti altri strumenti, uno di questi gruppi risponde al nome di MOROSE. Come nasce questa avventura che unisce te a Luca Galuppini (ONQ), Davide Saranza e Valerio Sartori?

MC: Troppo buono, troppi complimenti!… Il progetto Morose nasce insieme a OuZeL, anzi diciamo che OuZeL nasce come etichetta dei Morose. Il nostro primo EP è una cassetta con copertine colorate a mano coi pastelli a cera, e ci tenevamo che non fosse interpretata come una demo-tape, bensì come un lavoro finito in tutto e per tutto. Da qui, l’etichetta. All’inizio il gruppo era un trio, poi è diventato un quartetto, e attraverso svariati cambi di formazione siamo arrivati alla line up che ha registrato il disco appena uscito. Nel frattempo ci sono stati ulteriori aggiustamenti, nel senso che Luca non suona più con noi, e per i concerti abbiamo chiesto aiuto a Marco Scozzaro e Hiyori Ando, per suonare batteria, percussioni, xilofono e pianolina.

SA: Continuiamo parlando di “La mia ragazza mi ha lasciato”, il primo lavoro “adulto” dei MOROSE uscito nell’aprile di quest’anno (Succo Acido n. 15). Tale lavoro nasce da una collaborazione (sinergica?) fra OUZEL records, Under my Bed recordings, Kimera e Cane Andaluso. Come è nato tale sodalizio?

MC: Per caso! L’album dei Morose era pressoché già pronto prima dell’estate 2002, e a quel punto ho cominciato a farlo ascoltare in giro, cercando qualcuno che fosse interessato a co-produrlo insieme a OuZeL records. Hanno aderito, nell’ordine, Under My Bed (Marco e Stefano li conosciamo da un sacco di tempo, ci hanno anche organizzato vari concerti nelle provincia di Milano), Kimera (anche Claudio adesso ci ha dato una mano coi concerti, in cambio del rasoio elettrico di Davide), e infine Cane Andaluso (con Giacomo avevo già lavorato l’anno precedente, in quanto si è occupato del design della compilation “You cannot hold DIY – it is an adjective”, uscita su Ouzel a Marzo 2002).

SA: Ascoltando la musica dei MOROSE non si può fare a meno di notare quelle coordinate stilistiche che accomunano gente come Sebadoh, Red Red Meat, Black Heart Procession, certi Calexico e Nick Drake. Questo linguaggio musicale, pregno di peculiarità che lo rendono unico ed immediatamente riconoscibile, come viene usato dai MOROSE: è semplicemente il frutto delle vostre influenze, e quindi il mezzo più consono all’espressione di quattro individui con delle affinità musicali ben precise, oppure è una base grammaticale dalla quale si intende sviluppare un tipo di dialettica che possa essere sensibile ad influenze magari estranee al genere?

MC: Sinceramente non ho mai visto le cose sotto quest’ottica. I pezzi sono sempre venuti da sé, e gli arrangiamenti sono sempre stati fatti con gli strumenti che avevamo a disposizione in quel momento: direi che questa è la filosofia del nostro linguaggio musicale. Con Luca, nei Morose sono entrati strumenti come lo xilofono, gli archi, e la sega musicale; prima avevamo il balafòn, lo scaccia pensieri, il piano, e il flauto; ora abbiamo un theremin, una pianolina, e una zucca secca che fa dei rumori. L’arrivo di Valerio ha introdotto tromba e clarinetto, che non sono presenti nel disco. Quello che voglio dire è che ci piace inserire e sperimentare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. In futuro vorrei introdurre – in maniera discreta e poco invasiva – anche l’uso del computer, o almeno provarlo, sempre in parallelo agli strumenti che abbiamo sempre suonato.

SA: Leggendo la discografia dei Morose mi hanno incuriosito non poco le vostre partecipazioni/collaborazioni con etichette indipendenti europee (Dhyana-Germania, Bliss-Inghilterra) e americane (FGWAS e Try Not To Look). Come hanno preso la musica dei Morose quei paesi che hanno visto nascere e crescere i musicisti (e le musiche) a cui, suppongo, vi siete maggiormente ispirati?

MC: Sembra che l’abbiano presa bene: le recensioni estere sono state sempre buone, anzi, se facciamo una media, sono state più entusiastiche di quelle italiane. Ai loro occhi credo che stiamo facendo – nel nostro piccolo – qualcosa di nuovo. Tra pochi giorni partiremo per l’Inghilterra per un breve tour, ti saprò dire che succederà!

SA: Come procede, al momento, la distribuzione/diffusione di “La mia ragazza mi ha lasciato”? Quali sono state le impressioni immediatamente successive all’uscita del disco?

MC: Per ora non ho alcun dato: il distributore ufficiale è Audioglobe, e credo che abbiano avuto le copie da Cane Andaluso da poco tempo. Per quanto riguarda noi, aspettiamo di vedere come vanno le cose dopo l’estate: in quel periodo dovrebbero essere uscite tutte le recensioni e dovremmo aver fatto qualche concerto in più. Oltre al tour in Inghilterra, infatti, ci aspetta anche una settimana di concerti in Italia con i Prague, che verranno in Italia per presentare il loro nuovo CD che uscirà per Suiteside a ottobre. Per ora ci è capitato di vendere 10 copie in un giorno, oppure zero.

SA: In veste di musicista/produttore/divulgatore/fruitore di musica autoprodotta ti sarai spesso trovato ad avere a che fare con riviste e fanzine (cartacee e non) e con i relativi giornalisti che vi scrivono. Cosa (o chi) salveresti e cosa (o chi) butteresti via dell’odierna stampa musicale (autoprodotta e non) italiana? Voglio i nomi e i cognomi (ahahahahahahaha !?!?)

MC: No, non è il caso di fare nomi e cognomi. Indubbiamente sono più le cose positive che quelle negative, basti pensare all’incommensurabile utilità di realtà quali Sodapop, Succo Acido, Musicboom, Post-it, e tantissimi altri, che hanno il merito di mantenere alta l’informazione e di fungere da “collante” all’interno del nostro ambiente. Certo, purtroppo accadono anche cose riprovevoli: in giro ci sono riviste e fanzines che si pavoneggiano di promuovere la musica delle piccole etichette indipendenti, ma che per recensire un disco indipendente pretendono che l’etichetta invii due copie originali, una per il recensore e uno per la “redazione”, complicando ancor di più i già precari bilanci di chi non fa dischi per lavoro, bensì unicamente per passione. Una volta mi è stato addirittura detto che se non compravo uno spazio pubblicitario su una “certa” rivista, non avrebbero fatto la recensione. Non comprai la pubblicità, e infatti la recensione non uscì. Bah... Ci sarebbero un paio di altri episodi da raccontare simili a questo, ma non è il caso di dilungarsi, si tratta solo di episodi isolati, che per fortuna non offuscano (e non offuscheranno) gli enormi meriti che ha la stampa italiana, soprattutto quella “autoprodotta”.

SA: Quali sono i progetti futuri dei Morose e della OUZEL records? Partecipazioni, collaborazioni, concerti o altro all’orizzonte?

MC: Con i Morose siamo sempre al lavoro, e, oltre ai due tour di cui ti ho parlato prima, ci daremo da fare anche in fase di registrazione per via di alcune compilation alle quali parteciperemo. Per quanto riguarda OuZeL, vorrei continuare nel migliore dei modi la serie di CDr (che come hai detto tu prima prosegue parallelamente ai CD stampati). La nuova serie di miniCDr da 8cm per ora comprende lo split BUGO / ONQ, i lavori solisti di Derek De Prator e Valerio Sartori, “The Photographer” del progetto Mouse and Sequencers (grandioso, lo conosci???), e con una co-produzione con Marsiglia Records ha come protagonisti i Lo-Fi Sucks! (“ThreeTracksThreeInchesEP”, che distribuiamo quasi esclusivamente ai nostri concerti). Vedremo quale sarà il prossimo!

SA: Ci si lamenta sempre delle cattive condizioni dell’underground musicale italiano sputtanando sempre quel gruppo o quell’altra etichetta, tirando in ballo gente che si è venduta (ma a chi ?) o che cerca di speculare sulla musica autoprodotta e/o indipendente (baaaaaah !!!).Che ne pensi? Non sarebbe il caso di guardarsi un po’ intorno e (ri)valutare quello che di buono si è fatto (e si continua a fare) fino ad oggi (dischi, concerti, etichette, stampa etc. etc.) all’interno di una scena musicale underground giovanissima (o neonata?) come quella italiana, rimane ovvio che si dovrebbero prendere in considerazione anche le cose “non buone” (che non sono poche).

MC: A mio modo di vedere, per fare le cose per bene bisogna sempre essere positivi, e per essere positivi bisogna sempre avere chiaro nella propria testa quanto di buono si sia fatto per ora, sia a livello individuale, sia al livello di quella che tu chiami “scena musicale underground”. Certo, ci sono anche le cose che non vanno: non mi viene in mente nessuno che si è venduto, ma qualcuno che cerca di speculare sulla musica autoprodotta e/o indipendente c’è (certe agenzie di concerti, certe riviste…). Anche le cose che non vanno devono essere sempre tenute presenti, per trovare delle soluzioni o delle alternative per migliorare una situazione che comunque credo non sia così pessima come certi disfattisti vogliono farci credere che sia.

SA: Per concludere: dì ciò che vuoi (saluti, insulti, pubblicità, parole d’amore, abbracci, baci, …).

MC: Ugh… buonanotte a tutti.

 

FREQUENZE MOLESTE ottobre 2003 (Diego Ghidotti) www.frequenzemoleste.com

Un piacevole colloquio con Mauro e Davide, membri dei Morose, indie band di qualità.

- Com’è stato questo 2003 finora? Soddisfacente visto l’uscita del vostro primo vero album?
DAVIDE: non penso di essere mai stato soddisfatto più a lungo di un paio di minuti. E’ una cosa che ti porta a migliorare... oppure a qualche tipo di nevrosi. Sono contento di quello che siamo riusciti a fare, contento che la cerchia di persone che ci ascoltano si sia allargata, contento di suonare in giro con più continuità. Ma non vado a letto soddisfatto, e non sono soddisfatto quando mi alzo.

- Fate musica insieme dal 1998, descrivetemi con tre aggettivi questi vostri cinque anni di gavetta.

DAVIDE: nivei. sbronzi. disperati.

- Parlami un po’ di questa etichetta Ouzel Records, mi sembra stia lavorando molto bene…

MAURO: Ouzel è nata nel 1998, insieme ai Morose. Il significato dell’etichetta era proprio quello di dare un’idea di “completezza” alla cassetta che avevamo appena registrato, non volevo che fosse scambiata per una demo. Col passare del tempo, sono passato dalle cassettine ai CD-R, poi nel 2002 ai dischi stampati e alla distribuzione... Ovviamente la serie su CD-r continua parallelamente alla serie di dischi stampati: ultimamente mi piace utilizzare i miniCD da 3 pollici, e su questo formato ho fatto uscire uno split Bugo / Onq, e i lavori di Valerio Sartori (che suona coi Morose), Derek De Prator (un folk-blues songwriter statunitense), Mouse and Sequencers, e Lo-fi Sucks!.

- Siete, se non sbaglio, totalmente autoprodotti, quanto tempo è durata la produzione “casalinga” di “La mia ragazza mi ha lasciato” e che mezzi avete utilizzato per raggiungere il prodotto finale?

DAVIDE: credo che ci siano volute due settimane per le registrazioni vere e proprie. Volevamo aumentare la qualità rispetto alle cose precedenti, per via della natura stessa dei pezzi. All'inizio è stato piuttosto problematico, nonostante Luca e Mauro se la cavino bene in queste cose. Il risultato finale non rende l'idea delle imprese rocambolesche che una registrazione casalinga necessariamente comporta. Anche sotto questo punto di vista una manna per la serendipità.


- Perché in un album con radici nel country rock americano, con canzoni in inglese, avete scelto un titolo in italiano? E cosa si cela dietro la scelta di “La mia ragazza mi ha lasciato”?

DAVIDE: mi capita di intitolare canzoni in italiano, anche se sono cantate in inglese. In generale non mi piace tradurre, i testi sono scritti direttamente in inglese, e se un titolo mi piace in italiano, lo lascio così. “La mia ragazza mi ha lasciato” è una frase venuta fuori in una intervista: mi chiesero perchè suoniamo musica triste. Cosa diavolo potevo rispondere?

- L’album sembra suonare “poco italiano”, potrebbe rischiare di non catturare l’attenzione del pubblico meno attento. A voi come sembra sia stata l’accoglienza soprattutto dei non addetti ai lavori per questo disco? In che percentuale considerate la fetta del mercato estero, visto che siete già distribuiti oltre i nostri confini?

DAVIDE: non riesco a ragionare in questi termini. Non credo si possa parlare, per i Morose, di fette di mercato. Non facciamo strategie, sarebbe anacronistico. Abbiamo fatto qualche concerto a Londra e non ci hanno cacciato dal palco, ma la distribuzione che abbiamo all'estero è piuttosto casalinga. Per quanto riguarda il pubblico meno attento, in realtà non mi importa granchè. Insomma, ci si rinuncia in partenza. Non si tratta neanche di scelte. Abbiamo sempre avuto un approccio spontaneo, il più possibile. Molti pezzi sono stati ultimati con la fine delle registrazioni, senza che prima fossero stati provati. Questo per dirti che non c'è alcun tipo di pianificazione dietro, e che è lontanissimo da noi il crucciarsi su quanto quello che suoniamo possa sembrare più o meno italiano. Del resto non ho mai ascoltato molta musica italiana. In tutta sincerità non ho idea di che cosa possano pensare le persone ascoltando la mia ragazza. Nessuno mi ha ancora fermato per strada per dirmi "bel disco di merda, eh!", ma forse è solo perchè non esco molto di casa.

- C’è una canzone in “La mia ragazza mi ha lasciato” alla quale siete maggiormente legati? Magari per via di qualche episodio particolare legato ad essa…

MAURO: La mia preferita è senza dubbio “Three Teaspoons of Sugar”. L’abbiamo registrata io e Davide da soli, in un pomeriggio. Ho un ricordo molto bello di quel giorno, una tra le poche volte che mi diverto a registrare: di solito sono sempre molto nervoso in quelle occasioni, sia quando suono, sia quando devo occuparmi dell’aspetto tecnico. Invece quel giorno ero tranquillo. E’ l’unico ricordo nitido che ho riguardo alla registrazione di un pezzo dell’ultimo disco, visto che per il resto sono solo microfoni che ronzano, rullanti che frusciano, suoni che non soddisfano, tracce da rifare, il tutto intramezzato da bicchierini di vino rosso al bar sotto casa.

- Sta per partire un vostro mini-tour con Prague in Novembre, cosa ne pensate di quest’altra esperienza indipendente di Prague?

MAURO: Alex è un grande. E’ lui che ci ha ospitati a Londra quando abbiamo fatto il nostro tour là, e ci siamo divertiti parecchio insieme. Mi piace, e credo che nel tour di Novembre ci divertiremo molto tutti insieme!

- Chi nel panorama italiano in questo periodo vi ha colpiti maggiormente? Fatemi un nome su tutti…

DAVIDE: qualche mese fa ho avuto, tramite un amico, un cdr autoprodotto. E’ il progetto solista di un membro dei Campofame, un gruppo di Parma. IN MY ROOM: three good nesws in october, è una delle cose migliori che mi è capitato di ascoltare ultimamente.

- Ora pensate di godervi questo “La mia ragazza mi ha lasciato” o siete già al lavoro per altre produzioni?

MAURO: siamo al lavoro, ma non per altre produzioni: da settembre abbiamo un nuovo batterista, e con lui stiamo preparando un nuovo set dal vivo, che andrà a sostituire (o a integrare) il set più “acustico” degli ultimi concerti.

- In chiusura ditemi come vedete il progetto Morose tra 5 anni.

MAURO: io non sono né lungimirante, né ho grande fantasia. Ma una tra le poche cose che ho imparato è che non è il caso di fare progetti - o avere speranze o preoccupazioni - a lungo termine.
Adesso vedo solo novembre, i concerti, magari si prova qualche pezzo nuovo, e poi chi vivrà vedrà.

 

Il Mucchio Selvaggio #545 (Aurelio Pasini)

Intriganti trame elettroacustiche e atmosfere cariche di oscura emotività: queste le caratteristiche salienti del sound de "La mia ragazza mi ha lasciato" (n.532), il debutto ufficiale dei Morose, band aperta nella formazione come nelle influenze, capace di rileggere in modo efficace alcune delle istanze migliori dell'underground americano più intimista e malinconico. A farci da guida nell'interessante mondo del gruppo sono stati Davide Saranza e Mauro Costagli, gli unici rimasti del nucleo originale, il secondo da qualche tempo anche batterista dei Lo-fi Sucks.

Quando e come nascono i Morose?

DAVIDE: Nell'estate del '98 io, Michele e Mauro abbiamo deciso di sfruttare il 4 piste di quest'ultimo per registrare dei pezzi che stavo cercando di mettere assieme. Loro non li conoscevano e nessuno aveva la più pallida idea di che cosa sarebbe venuto fuori. In due giorni avevamo finito, senza provare le canzoni e cercando di utilizzare tutti gli strumenti che capitavano sotto mano. Qualche tempo dopo decidemmo di ripetere l'operazione, nel mentre Mauro aveva già dato avvio alla Ouzel Records, dandoci la possibilità di far girare i nostri cd-r.
Da circa due anni abbiamo iniziato a suonare dal vivo. Ciò ha portato a diversi mutamenti nella formazione: prima Michele e Luca Lazzoni ci hanno salutato, poi anche Luca Galuppini, dopo aver registrato "La mia ragazza", ci ha lasciato.

Ora che, a disco nei negozi, è entrato in formazione anche Valerio Sartori, in che misura la vostra musica è destinata a cambiare?

MAURO: Credo che Valerio sia la persona migliore che potesse capitare nella formazione dei Morose: conosce la musica, ha molta fantasia, e ci ha reso possibile l'utilizzo di strumenti coi quali noi non avevamo mai avuto a che fare: nei concerti facciamo largo uso del suo clarinetto, che sopperisce egregiamente ai vuoti lasciati dagli strumenti che nel disco venivano suonati esclusivamente da Luca (mi riferisco soprattutto al violino e alla sega). Negli ultimi 7-8 concerti ha suonato - e continuerà a suonare - con noi anche Hiyori Ando, grazie alla quale dal vivo possiamo permetterci l'uso di una efficacissima pianolina-giocattolo, bicchieri usati a mò di xilofono, e sonagli per i brani senza batteria.

In che misura si è evoluto il vostro sound dagli esordi a oggi?

MAURO: Credo che soprattutto siamo cambiati noi, e, di conseguenza, il nostro modo di comporre e di suonare. Svariati cambi di formazione e cinque anni di ascolto di dischi nuovi (e scoperte di vecchi album) ci abbiano profondamente influenzato. Personalmente, in questo periodo sto ascoltando pochissima musica che ascoltavo anche nell'estate del '98, quando ci siamo incontrati per la prima volta, e questo mi porta sicuramente anche ad arrangiare i brani in modo diverso. Davide sa suonare meglio la chitarra, io sono meno propenso alle distorsioni, e l'arrivo di persone nuove nella formazione ha portato un sacco di novità in termini di strumenti utilizzabili e di approccio alla realizzazione di un nuovo brano. Ci siamo influenzati a vicenda, mettendoci in grado gli uni gli altri di fare cose che non avremmo potuto fare in passato.
Nonostante ciò, credo che comunque l'anima di tutti i nostri lavori non sia cambiata. Forse siamo uguali, ma diversi. Ma uguali. Ma diversi.

Il vostro CD è uscito, cosa abbastanza rara, grazie alla collaborazione di ben quattro etichette. Come sono andate le cose?

MAURO: Mi piace molto fare le cose "in collaborazione": si forma un gruppo di amici che si danno da fare per una causa comune. Grazie all'aiuto di Cane Andaluso, Kimera e Under My Bed abbiamo avuto maggiore promozione, qualche concerto in più rispetto al solito, e meno spese per tutti. Insomma, una cosa bella che rifarei. Tutto è iniziato l'estate scorsa, a disco quasi ultimato: ho parlato di questo progetto alle etichette con cui ero maggiormente in contatto in quel periodo, e alla fine queste sono state quelle concretamente interessate a realizzarlo.

Come mai avete scelto di intitolare il disco con una frase in italiano, nonostante i testi siano in inglese. Così facendo, fra l'altro, si crea un gioco di parole con il vostro nome letto all'italiana...

DAVIDE: Il titolo del disco è in italiano semplicemente perché è venuto fuori così, e tradurlo non avrebbe avuto senso.
Morose era il titolo che avevamo scelto per la nostra prima cassetta, dedicata agli amori non corrisposti. Per questo ci è sembrata adatta una parola che in italiano ed in inglese avesse due significati diversi ma legati al contenuto dei testi.
Come Henry Fonda ne "La lunga notte", i Morose hanno un occhio molto allegro e l'altro molto triste.

Red Red Meat, Black Heart Procession, Leonard Cohen, Velvet Underground, Sebadoh, sono alcune delle influenze che voi stessi avete riconosciuto per la vostra musica. Quali altri artisti, anche non in ambito strettamente musicale, hanno in qualche modo contribuito alla creazione dell'immaginario dei Morose?

DAVIDE: Le avanguardie del primo novecento hanno esercitato una forte influenza sul mio modo di vedere il processo creativo. Anche se non scrivo i testi ritagliando parole dai giornali per poi estrarle da un cappello oppure tramite dettato automatico, la lettura dei manifesti di Tzara, Breton e Marinetti sono stati decisivi per lo sviluppo della mia estetica.

Nel corso degli anni avete preso parte a varie compilation, italiane ma anche straniere, e avete inciso un 7" split per un'etichetta statunitense. Che tipo di contatti avete con le scene e i mercati esteri?

MAURO: Abbiamo un piccolo giro di contatti soprattutto negli USA (da cui è venuto fuori il 7" split con i Minmae di Portland, e il mailorder che distribuisce i CD stampati da Ouzel) e qualche contatto sparso per l'Europa, che grazie ad una piccola rete di scambi ci dà una mano a far conoscere la nostra musica anche all'estero. Grazie a queste piccole cose abbiamo partecipato a svariate compilations e abbiamo racimolato buoni pareri anche dalla stampa estera. Nell'immediato futuro, grazie a Stefano / My Dear Killer / Under My Bed e agli amici che ho conosciuto durante il tour in Inghilterra con i Lo-fi Sucks, andremo anche noi in UK per fare qualche data tra la fine di Agosto e i primi di Settembre.

 

www.post-itrock.com #6(Gianmaria Aprile), page 3:

PECKSNIFF vs MOROSE

da quanti anni suonate insieme?
DAVIDE> Dal 98. Con qualche pausa. Negli ultimi due anni, da quando abbiamo iniziato a suonare dal vivo, la formazione ha subito numerosi mutamenti.

quanti dischi avete già inciso?
DAVIDE> Un paio di cd-r per la ouzel e diverse altre cose per piccole etichette, ma "la mia ragazza" è il nostro primo cd stampato.
MAURO> Tra le cose stampate, c'è anche "Love is a swindle", il 7" split con i Minmae, stampato da Try Not To Look.

tutti rigorosamente fatti in casa?
DAVIDE> Si. Abbiamo sempre registrato a casa di Mauro, e in camera di Luca..

secondo voi, il lo-fi è un genere o un tipo di approccio musicale?
DAVIDE> Le parole sono puttane ed ognuno le usa come gli pare. Il problema delle classificazioni non mi ha mai appassionato.
MAURO> Il lo-fi è un modo di registrare, quasi sempre imposto da agenti esterni, tra cui povertà e ignavia. Questo modo di registrare fa sembrare tutto uguale, e quindi per molti è diventato anche un genere. Pensa che c'è gente che dice che ricordiamo i Pavement (eppure noi nella maggior parte dei pezzi non usiamo né batteria né chitarra distorta). Boh. Però è anche un approccio musicale. Ma non è un genere.

cosa vi ha spinto a confrontarvi con questo tipo di musica?
DAVIDE> Molto spesso le cose accadono e basta. Mauro aveva un 4 piste, io delle canzoni sconclusionate e Michele moriva dalla voglia di suonare il suo flauto delle medie.

suonate anche in altre band?
MAURO> Suono la batteria coi Lo-fi Sucks!, e poi mi diletto nel registrare roba mia per i fatti miei... Se in estate trovo un paio d'ore libere, vorrei suonare le mie canzoni con altri esseri umani, giusto per vedere che effetto fa avere intorno della gente che impara i miei pezzi. L'ultima volta che è successo che proponessi un pezzo mio, si è sciolto il gruppo.

com'è composta la formazione del gruppo?
MAURO> C'è una parte stabile, una metastabile, e una instabile. Io e Davide suoniamo da sempre insieme nei Morose, e lo facevamo prima anche nei Kalte Sterne. Nel frattempo, molti sono arrivati, e molti se ne sono andati. Valerio è con noi da circa 7 mesi, spero che resti in maniera definitiva. Per questi ultimi concerti e il prossimo mini-tour in Inghilterra verrà con noi anche Hiyori alle percussioni / pianolina / basso, ma da settembre credo che prenderemo di nuovo un batterista vero (cosa di cui abbiamo fatto a meno per tutti i concerti per la promozione dell'album, mi pare siano circa 15
ormai).

qual'è la vostra occupazione nella vita?
DAVIDE> Tutti studenti. Lavorare stanca.

quante copie avete stampato di questi ultimi dischi? e quante vendute?
MAURO> Non so, il disco nuovo è arrivato nei negozi (spero) a giugno, ci pensava audioglobe, e non so ancora nulla di come stia andando. Per il vinile, a noi ci spettavano 30 copie, credo che ne abbiamo ancora una decina, non male, se consideri che sono passati solo due anni.

perché secondo voi, in Italia si vendono cosi pochi dischi?e perché la gente pensa che i prodotti italiani siano sempre di qualità inferiore rispetto a quelli d'oltreoceano?
MAURO> Non lo so, ma appena lo scopro divento miliardario. Non è vero che i prodotti Italiano sono SEMPRE inferiori a quelli d'oltreoceano, ma SPESSO sì. Per fortuna ci sono piacevolissime eccezioni.

chi ha scritto i testi? da cosa sono stati ispirati?
DAVIDE> Credo che i miei testi siano già sin troppo espliciti. Aggiungere qualcosa significherebbe ucciderli del tutto.

il nome del gruppo ha un significato particolare?
DAVIDE> Morose era il titolo della nostra prima cassetta, dedicata agli amori non corrisposti. Il suo doppio significato ci sembrò appropriato. Poi lo abbiamo tenuto per inerzia.

siete contenti del risultato ottenuto dal disco? vorreste modificare qualcosa?
MAURO> io sono felicissimo di com'è venuto fuori questo disco, ma faremo di tutto affinché il prossimo ci piaccia ancor di più.

quali sono i vostri ascolti? e quali sono i gruppi italiani che vi piacciono in questo momento?
MAURO> Mentre sto rispondendo a queste domande, ascolto American Analog Set, Lali Puna, Grandaddy, Califone (tutti dischi che ho comprato di recente, eccetto i Lali Puna). Tra i gruppi italiani, ultimamente mi ha colpito moltissimo il concerto dei Candies, veramente superlativo; mi incuriosiscono molto i Tottemo Godzilla Riders, e amo ascoltare i CD di Skoda, Milaus, Non Voglio Che Clara, Laundrette, più ovviamente tutte le cose che sono uscite su Ouzel, tra cui Mouse and Sequencers, Onq, Valerio Sartori. Ma ci sono molti gruppi italiani molto belli.

c'è qualche etichetta discografica che vi piace particolarmente?
MAURO> L'unica di cui mi piaccia l'intera discografia è ovviamente Ouzel. Altre etichette che hanno sfornato bellissimi dischi sono Bar La Muerte, Suiteside, Cane Andaluso tra le italiane, mentre per le straniere nel mio cuore ci sono Domino, Sub Pop (soprattutto per i suoi gruppi "minori"), Too Pure, Fat Cat... Boh me ne vengono in mente a decine, non saprei chi dire e chi non dire...

chi mandereste a cagare?
MAURO> Le persone che odio le mando a cagare di persona... Purtroppo ce n'è un paio che non ho ancora avuto tempo di mandare a cagare, ma appena ci sarà l'occasione lo farò. Comunque a viso aperto.

progetti futuri?
MAURO > Viviamo alla giornata.

vorreste diventare famosi?
DAVIDE > A Ponzano Al Monte già mi conoscono tutti.

lasciate i vostri contatti
MAURO> www.morose.cjb.net °°°° http://web.tiscali.it/ouzel °°°° ouzel@libero.it

il disco è nato grazie alla collaborazione di più etichette (Ouzel,Under My bed,Cane Andaluso, )come mai questa scelta?
MAURO > Volevo che fosse una co-produzione, per promuovere meglio e per avere meno spese. Ho chiesto alle etichette con cui sono in contatto, e queste quattro sono quelle che hanno raccolto la "sfida".

nel disco vengono suonati molti strumenti; ci sono state delle collaborazioni esterne o avete inciso tutto voi?
MAURO> Ci sono state delle collaborazioni. Sul sito, ci sono tutti i
dettagli di CHI ha suonato COSA, per tutti i pezzi da noi registrati in
questi cinque anni.

 

Rockerilla #275-276 Luglio/Agosto 2003 (Maurizio Marino)

"STORIE DI AMORI CHE FINISCONO"

Il loro nome circola da diversi anni presso gli appassionati d'indie italiano, grazie ad una nutrita serie di EP , singoli, e apparizioni su compilation che ne hanno diffuso il culto lungo la Penisola. Non stupisce dunque che ascoltando "La mia ragazza mi ha lasciato", esordio sulla lunga distanza pubblicato in collaborazione da ben quattro etichette (Ouzel, Cane Andaluso, Under My Bed e Kimera), i Morose appaiano già come una band rodata e adulta, capace di fondere con maestria il lo-fi folk d'oltreoceano (Black Heart Procession, Will Oldham, Califone) con istanze sonore puramente europee, che chiamano in casa strumentazione e strutture compositive "nostrane":

"Non abbiamo mai ascoltato molta musica italiana" - afferma Mauro Costagli, "mente" del gruppo, nonché boss della Ouzel Records e batterista nei Lo-fi Sucks! -"ma ciò non vuol dire che non ne siamo influenzati tramite altre vie. Amiamo suonare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione: ad esempio, la fisarmonica era di mio padre, che suonava nella Banda di Migliarina".

Realistico nei testi e nelle musiche, "La mia ragazza mi ha lasciato" suggerisce fin dal titolo un misto di malinconia ed (auto)ironia: "Lo spunto per il titolo venne da un'intervista" - racconta D. Saranza, cantante e chitarrista del gruppo - "mi chiesero perché ci fosse tanta malinconia nelle nostre canzoni. "La mia ragazza mi ha lasciato non è semplicemente un dato biografico, ma una sorta di stato esistenziale. Credo che renda bene l'idea del disco perché fa sorridere tristemente, in bilico tra il tragico e il comico. Il titolo mi sembrò ancor più appropriato quando Michele uscì dal gruppo, e Ronaldo scappò in Spagna...".

Lo-fi folk, come si è detto, ma forse non solo quello. "Quelli che hai citato tu, insieme a Lou Barlow, Cohen e Nick Drake, sono senz'altro i miei classici, ai quali devo molto del mio stile espressivo" - continua D. Saranza - "ma, parlando di ascolti recenti, devo dire che anche in Italia ci sono molti gruppi interessanti, come Milaus, Lo-fi Sucks!, Onq, Port Royal e Pecksniff". Grazie all'attività della Ouzel ho scoperto dischi molto belli registrati con mezzi poveri. "Un p'tit coin d'ciel gris" dei francesi Klimperei è uno dei miei preferiti,. Mauro ha in mente di mettere insieme le cose migliori in una compilation per festeggiare il quinto compleanno della Ouzel. Credo che verrà fuori un cd assolutamente valido".

Altro elemento del disco che balza subito agli occhi è l'artwork, concepito con l'abituale cura da Giacomo Spazio, che all'interno di una scatola a forma di Voice Letter racchiude i testi stampati singolarmente su una serie di foglietti di sottilissima carta da telegrafo. "L'artwork è stato concepito interamente da Gicaomo e dai ragazzi dell'Airstudio"- conclude Saranza - mi piace molto, e credo si adatti perfettamente allo spirito delle canzoni, ed è in linea con lo stile casalingo dell'album che abbiamo registrato nel garage di Mauro e in camera di Luca (Galuppini, alias Onq, ovvero il terzo elemento dei Morose, noto anche come cantautore solista. Ndr)".

Speriamo di aver stimolato abbastanza la vostra curiosità. Se non siete ancora sazi, però, vi consigliamo di dare un'occhiata ai siti web www.morose.cjb.net e web.tiscali.it/ouzel, dove potete trovare tutte le ultime notizie sulla band e sul variopinto catalogo discografico della Ouzel.

 

Radio Città 103 - Bologna - luglio 2003 (Francesca Ognibene)

(non disponibile)

 

Friends Of The Heroes #20, U.K. www.friendsoftheheroes.co.uk (2003)

Morose are an all but typical trio. In their subtle, suspended, allegedly 'soft' electro-acoustic records, beside the use of a down-to-earth guitar, bass and drums, is the flavouring elements of ancient accordions, child xylophones and chimes. Just look at how they define themselves:
"We are Mauro, and we consist of some souls that live inside this 172cm tall (small) body. Both of us are waiting for the extraterrestrials to come, we fear baldness, and listen to the tapes and cds that people send to us by mail".
And [Saranza]:
"He spent his life collecting evidence to prove that the mercy gene is NOT located on the X chromosome. One day, while working as a street sweeper, he heard something like a miaow near a rubbish bin, and he found 5 lonely kittens curled up inside a broken-black-guitar".
Their first two releases- "lifespace at a given moment" and "Best regards from Hungary"- have been released for Ouzel records, who are also going to release their latest work "La mia ragazza mi ha lasciato", in a coalition with Cane Andaluso, Kimera and Under My Bed. The Friends of the Heroes, never ones to shirk a challenge, got them talking about the past, about the present, about age, and, erm, space explorations.

What is the most important thing then according to you, where things happen or when?

(saranza) you cannot take the two dimensions separately. The concept of LIFESPACE doesn't refer merely to the fisical ambient, but also to the psychological one. That was the ontological motivation of the songs: to freeze myself, to take a polaroid of THAT ME in THAT particular moment. I think of my music as a sort of X-ray photography.

Your first two full-length records are pretty different. Are the differences inspired by different dimensions (ie outer space and planet earth)?

(saranza) I think the difference could be between INNER SPACE and planet earth: best regards is less…autistic. Ayear ago I could see a clear cut difference. I can't see that anymore. (mauro) As we said before, a recording is nothing but a photograph of a particular moment of a band's history. The band is the same, but the (given) moments are different.

You entitled one of your albums ”Best regards from Hungary”. Have you ever been there?

(saranza) No I haven't, I'm used to talking about things that I don't know anything about, in a language that I can't even speak: if everyone would do this, conversation would be more interesting and imaginative.

You were described for a while like an Italian version of Pavement. I think it is time to leave this label behind what do you think about this? Which bands do you like to listen recently, by the way?

(saranza) I always thought that the Pavement-label is not the right way to describe Morose. I never listened them that much, even though "Slanted and enchanted" is a great album. I feel I'm in debt to Lou Barlow, Beat Happening, Smog, Will Oldham, Leonard Cohen. I love YO LA TENGO and CALIFONE.

(mauro) I still cannot understand why people compare Morose to Pavement. I am very glad about it, because I really love Pavement, but our sound is quite different: we don't have hardly any songs arranged only with guitar, bass + drums, and we rarely use distorted guitar sounds and the typical Pavement drumming, so I really don't know the reason of this frequent comparison.
These days I am mostly listening to (and so maybe - but not necessarily - influenced by, while arranging the new Morose songs...) Notwist, Black Heart Procession, Smog, Hood, Demolition Doll Rods (uh, sorry, I just listed the CDs that are on my desk right now...).

All of your releases are accompanied by research graphic design. How important is this element for you?

(mauro) I think that an album has to be intended as a unique thing made both of sounds and images, and that's why I think that the artwork is really very important.

Is there another question you would like to answer?

(mauro) Just tell your readers to check our website: www.morose.cjb.net. I try to keep it updated, and there are also some mp3s for free download. If anyone wants to learn more about our music, the best way is to listen to it.

 

La Haine Webzine, Italy, digilander.libero.it/hainezine (2002)

Raggiungiamo per una breve chiacchierata, tramite la posta elettronica, Mauro, responsabile della micro-etichetta ultra indipendente Ouzel Records, nonchè membro dei Morose, e Davide, suo compagno di gruppo.

Ciao, cominciamo con una domanda di rito: potresti farmi una piccola presentazione della Ouzel? Com'è nata e quali sono i suoi scopi e/o obbiettivi?

(Mauro) Non vorrei deluderti, ma la Ouzel non ha nessuno scopo! E' nata insieme ai Morose nell'agosto del 98: volevamo che la nostra cassetta non fosse intesa come una "demo", bensì come un prodotto finito. L'etichetta serviva solo a quello... Poi a quella cassetta se ne sono aggiunte altre, siamo passati ai CDr, ed infine eccoci qua con la nostra prima uscita stampata. Se proprio devo dichiarare un obiettivo, credo che sia quello di continuare a divertirsi e migliorarsi, finché ne abbiamo voglia.

E per quanto riguarda i "tuoi" gruppi?

(Mauro) I gruppi che sono finiti su Ouzel Records, tra album e compilations, sono ormai tanti, e con caratteristiche diverse: già i gruppi dove suono io (Morose e The Colours Seen From Behind) sono piuttosto diversi tra loro, se non come sonorità, almeno come mood, per non parlare delle differenze ad esempio tra gli Onq e i francesi Deleted. L'unico filo conduttore che accomuna tutti questi progetti è che li sento tutti molto vicini al mio modo di "sentire" la musica, al di là del genere con il quale essi possono venire etichettati ed intabellati.

So (ehehehe...) che ultimamente avete partecipato ad un piccolo festival di musica lo-fi, all'interno del quale, comunque, si sono sentite proposte musicali piuttosto eterogenee. Che cosa intendi tu per lo-fi? Che senso può avere questa etichetta?

(Mauro) Il senso che possa avere questa etichetta non lo so, visto che ognuno ha un'idea diversa di lo-fi: per alcuni, come dicevo prima, potrebbe essere addirittura un genere (ma cosa vorrebbe dire???), per altri (e per me) è semplicemente un aggettivo che serve a caratterizzare una registrazione...
Credo che sia così, quel che importa è l'emozione che la musica riesce a trasmetterti, e non come questa musica viene tecnicamente creata e registrata. Se poi i gruppi poveri che mi piacciono e che registrano coi loro mezzi sono in maggioranza rispetto a quelli che spendono milioni per una registrazione che mascheri la loro banalità... beh, questa è una mera coincidenza! O no?

Qual è il vostro rapporto con un'altra etichetta musicale, che fa paura a molta gente, ovvero quella di "pop"?

(Mauro) Come detto prima, credo che nessuna etichetta musicale come ad esempio "pop" e "rock" abbia più ragione di esistere. Non vogliono dire nulla, soprattutto perché per molti queste parole assumono significati diversi. Per me i Morose sono un gruppo punk, ma sono l'unico a pensarla a questo modo! Il pop sono le Spice Girls, il rock sono gli AC/DC... ma la stragrande maggioranza dei gruppi che ascolto non sono né rock né pop, sono semplicemente quello che sono.

Effettivamente, al di là della questione dei generi, la filosofia dell'autoproduzione è molto punk... anzi, è quasi buffo pensare come, spesso, i vari gruppi hardcore registrino praticamente solo in studio, spendendo a volte anche molto, mentre a credere al "diy", alle produzioni casalinghe, al contenuto prima della forma, siano soprattutto gruppi come i Morose... Concettualmente non siamo affatto distanti dal punk.
Passando ad altro, cosa ne pensate della situazione musicale della vostra regione? Ho notato che dalla Liguria provengono molti gruppi interessanti: penso a voi, a Onq, alle proposte di etichette come Loretta o Marsiglia. Per quanto riguarda la mia esperienza vedo che, invece, queste sonorità sono decisamente poco considerate dai gruppi - ovviamente esistono delle eccezioni... - della "mia" Lombardia, almeno in proporzione con gli altri generi dell'underground. E mi pare che anche nel resto d'Italia non ci siano scene locali con una così alta concentrazione di gruppi pop lo-fi, post-country o come cavolo vogliamo definirli. Ti pare giusta come osservazione? Se sì, da cosa pensi che sia dovuto tutto ciò?

(Mauro) Sinceramente non sono molto informato sulla scena italiana e ligure, ad esempio dei gruppi Loretta conosco solo i Prague, che tra l'altro abitano a Londra. Per quanto riguarda Morose e Onq, credo che in realtà siano due gruppi molto distanti per quanto riguarda sonorità e tematiche. Però siamo tutti amici da parecchi anni, è normale che un background in comune comporti delle similarità - soprattutto se pensi che per anni abbiamo tutti registrato con il solito multitraccia nella solita cantina, con i soliti amplificatori, ma con gruppi diversi.

In effetti i Prague non sono neanche liguri, ma vengono da Latina. Però, se non sbaglio, dalla vostra regione provengono gruppi come - oltre a quelli della Ouzel - Salinas, Senpai, Lo-fi Sucks e la maggior parte di quelli della Marsiglia (che però conosco poco). Non sono pochi, e, soprattutto, hanno proposte musicali piuttosto varie. Anche il semplice fatto che ci siano tre piccole etichette con base ligure... Poco tempo fa, in una discussione a tal proposito, un mio amico ha azzardato una teoria secondo la quale l'apertura dei "giovani liguri" (o, per lo meno, di quelli che decidono di suonare) verso musiche che non siano, come al solito, ascrivibili al punk e derivati possa nascere, in qualche maniera, dalla tradizione del cantautorato ligure... Cosa ne dici?

(Mauro): No, questo lo escluderei. Né io né Davide abbiamo mai ascoltato cantautorato italiano.
Forse questa motivazione può valere per Loretta e Marsiglia, dovresti chiedere a loro.
Qua a La Spezia i gruppi più conosciuti sono comunque i Pea Wees e i Manges. Credo che qui quasi nessuno conosca i Morose, e neppure la Ouzel. Non che io abbia mai fatto nulla per cambiare questa situazione.........

Riallacciandoci alla domanda precedente, qui a Milano è piuttosto difficile assistere a dei concerti di gruppi emergenti o underground come voi: i locali tendono a fregarsene del sottosuolo musicale, e nei centri sociali prevale il punk, l'hc e i suoi derivati. Com'è la situazione da voi?

(Mauro): Idem. Ma forse è colpa nostra. Se la gente non è interessata ai nostri concerti probabilmente è perché proponiamo una musica che in linea di massima non piace. I locali non sono la Caritas, se un gruppo non richiama pubblico non suona.

(Davide) E' molto difficile essere serio mentre il mio gatto sta prendendo a morsi la matita e strappando il notes. Se fossi costretto ad usare un solo termine direi: DISASTROSA, ma i comodini della mia camera sono pieni di un mucchio di parole che posso disporre a casaccio. Quindi dico: i grossi cioccolatini hanno quattro gambe di legno.

A proposito, molti dei musicisti sopra citati hanno un background hardcore piuttosto che punk o noise (il caso limite credo che sia Onq, che, se non sbaglio, fino a qualche tempo fa militava in un gruppo grind!). Anche per voi è così?

(Davide) Non credo che "caso limite" sia una definizione molto carina. Porto le mani ad imbuto ed annuncio che Onq è un Morose, e gli Onq sono Onq. La Carogna, Mauro ed io non abbiamo un background hardcore, se non qualche disco degli MDC o dei Dead Kennedys in casa.

(Mauro) Io ho cominciato a suonare in un gruppo all'età di 14 anni, e ora ne ho 24. In dieci anni ho fatto di tutto. Ora ci sono i Morose e la Ouzel , ma non rinnego il mio passato, sebbene sia così concettualmente lontano dal mio presente.

Ho notato che spesso tra le immagini delle vostre produzioni (come il penultimo cd dei Morose, ma anche il sito della Ouzel, o alcune cose di Onq. E la cosa si potrebbe notare anche in altri gruppi, pure più "famosi") si riferiscono o hanno a che fare con l'infanzia: sono ricorrenze casuali o hanno un significato preciso? Come credi che ciò si leghi ai contenuti malinconici che a volte trattate?

(Davide) Penso che le ricorrenze casuali abbiano un significato preciso e sicuramente si legheranno ai contenuti malinconici che trattiamo.

Oltre al contenuto musicale, mi sono piaciuti molti i disegni del vostro ultimo cd: chi li ha fatti? Sono collegano in qualche maniera alla musica?

(Davide) Un giorno entrando nel bagno del liceo, alcuni anni fa, mi sono chiesto la tua stessa domanda (chi li ha fatti?)... guardando i disegni sul muro (in particolare un Tracy Pew morto, che sdraiato occupava tutta la parete nella sua lunghezza): da allora è nato una sorta di sodalizio con Riccardo che purtroppo raramente si concretizza.

Arriviamo alla fine con un'altra domanda rituale: cosa state ascoltando in questo periodo? Dimmi quali sono i tuoi dischi e concerti preferiti degli ultimi tempi.

(Mauro)Questa è una domanda alla quale è molto difficile rispondere, visto che vado molto "a periodi". Per quanto riguarda i concerti, mi sono piaciuti moltissimo i Fugazi e gli At The Drive In, ai quali abbiamo "aperto" un concerto durante il loro ultimo tour in Italia. E' tutta gente che sa stare sul palco, anche se è un tipo di musica che mi piace vedere dal vivo piuttosto che ascoltare su disco.
Anche l'ultimo concerto che ho visto non è stato male, i Califone, che interpretano la situazione live in maniera molto diversa.
Per quanto riguarda la musica che ascolto ora... faccio prima a dirti i CD che ho nel lettore della macchina, anche se tanto li cambio ogni settimana! Notwist, Fugazi, Low, Yo La Tengo, Belle & Sebastian, Built to Spill.

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